Gli scrittori famosi che non avresti scelto come ghostwriter

Gli scrittori famosi che non avresti scelto come ghostwriter Gli scrittori famosi che non avresti scelto come ghostwriter

È sufficiente saper scrivere bene per definirsi bravi ghostwriter? Basta fare un ripassino delle regole grammaticali per consegnare un libro (su commissione) di qualità? E, ancora, esiste una "formula magica" della creatività per superare il timore del foglio bianco, riempiendo centinaia di pagine con le idee… degli altri? Secondo lo psicoanalista Edmund Bergler, il blocco mentale che impedisce di perseverare nella stesura di un testo – da un libro di storie per bambini a un manuale di giardinaggio, passando per le e-mail aziendali e la lista della spesa – ha origine da una seccante componente psicologica. Quest'ultima non soltanto intralcia lo scrittore nella scelta del titolo e nella definizione dei capitoli, ma gli mette i bastoni tra le ruote a tal punto da rendergli impossibile concludere una…

Ops!

Vengo al dunque. Pubblicare un libro bellino bellino è molto difficile; per molti di noi addirittura impossibile. Ma pubblicare un libro bellino bellino nei panni – o per meglio dire, nel lenzuolo svolazzante – di un ghostwriter è ancora più complicato. E questo per due ragioni principali: un po' perché il malcapitato scrittore fantasma fa abitualmente a pugni con le scadenze, un po' perché il suo bagaglio creativo non può mai dirsi realmente pieno. Immaginalo salire a bordo del volo GH2490. La compagnia "Ghostwriters Airlines" con destinazione "successo editoriale" ricorda che il biglietto prevede il possesso di una valigia da cabina, massimo 8 chilogrammi («e ti conviene starci a sentire ché altrimenti sganci duecentocinquantasette euro in aeroporto, più IVA. Poi n'te lamenta' eh» conclude l'assistente di volo). Sta di fatto che il nostro malcapitato ghostwriter in partenza non ha la benché minima idea del clima che troverà a destinazione. A "successo editoriale" servirà un ombrello? Scarponi da neve o infradito giallo canarino? Kit di pronto soccorso anti-congelamento o salvagente a forma di fenicottero? Fornellino da campeggio o crema solare? E le zanzare? E il colore dei taxi? E la pizza con l'ananas?

Dubbioso e malcerto, lo scrittore fantasma è destinato a un'avventura turbolenta. Fuor di metafora, dovrà acquisire le competenze dei suoi clienti – dalle ricette vegane al fai-da-te, passando per il marketing aziendale e gli esercizi in palestra – rielaborarle con elasticità, organizzarle, sintetizzarle e renderle avvincenti per un pubblico eterogeneo, ma senza travisarle. In aggiunta, si dedicherà al tono di voce con versatilità, visione d'insieme e creatività: abilità che soltanto il tempo è in grado di affinare. E non è detto che sia sufficiente seguire questo iter di scrittura per soddisfare le aspettative del committente, così come non basta salire a bordo della "Ghostwriters Airlines" per atterrare indenne all'aeroporto di "successo editoriale".

Il confine tra fortuna e talento è labile.

Tuttavia, in mancanza della prima è ugualmente possibile consegnare al cliente un libro di alta qualità; in assenza del secondo si è destinati a un ammaraggio di emergenza con giubbotto di sicurezza auto-gonfiante e scivolone nelle profondità oceaniche. E a quel punto, è bene che lo scrittore fantasma esca indenne dall'impasse, perché chi glielo spiega al committente che s'è perso per strada?

Insomma, affidarti a un ghostwriter con esperienza (pluriennale?) è la scelta più saggia che tu possa fare. La scrittura di un libro non è soltanto una lunga catena di parole, esattamente come la musica non è solo un insieme di suoni.


E allora chi si occupa di ghostwriting? Gli scrittori famosi?

Ah-ah!

No, davvero.

Ah-ah!

La storia della letteratura contemporanea (e non solo) è un susseguirsi di tentativi più o meno efficaci di tenere a bada il… terrore della pagina bianca! La ricerca dell'ambita ispirazione ha messo alla prova generazioni di scrittori. Qualche esempio? Ipotizziamo tu abbia commissionato un manuale di bricolage a Vladimir Nabokov – l'autore di "Lolita". La penna di San Pietroburgo era solita comporre le sue (chilometriche) opere su centinaia e centinaia di bigliettini dalle dimensioni di post-it. Ne teneva alcuni anche sotto il cuscino, nella speranza di ricevere un'improvvisa ispirazione notturna. Nei panni di ghostwriter, è molto probabile che Nabokov avrebbe consegnato le sue opere… su WhatsApp! Secondo i miei calcoli (molto) approssimativi, millecentoquarantacinque messaggi dovrebbero essere sufficienti per arrivare a digitare la parola "fine". Il lato positivo? Sei libero di silenziare la chat.

Rituale diverso, ma ugualmente stravagante, era quello di Victor Hugo – autore de "I Miserabili", giusto per citarne uno. Procrastinatore DOC, combatteva la sua personale battaglia contro le imminenti scadenze dei romanzi. Per dare il giusto sprint alla produttività, ordinava al domestico di confiscargli tutti gli abiti che possedeva affinché, nudo e infreddolito, non fosse tentato di uscire di casa. Il vecchio Victor non desisteva neppure nelle gelide giornate invernali; si imbozzolava in una coperta e continuava la stesura del Gobbo di Notre-Dame. Nei panni di ghostwriter – o per meglio dire, nella nudità di ghostwriter – avrebbe tenuto i suoi committenti perennemente col fiato sospeso.

«Perché non consegna?»

«Non si fa mai vivo!»

«Ma non è che s'è dimenticato? Gli scrivo 'na lettera, va…»

Per concludere, una nota di merito viene elargita alla sincerità del buon vecchio Ernest Hemingway. Prolifico e instancabile, era solito battere a macchina più di cinquecento pagine al giorno, stando in piedi alla scrivania dalle prime ore dell'alba fino a mezzogiorno. In una lettera inviata a F. Scott Fitzgerald, confesserà: «Scrivo una pagina di capolavoro e novantuno pagine di merda. La merda la metto nel cestino». Non c'è che dire, avrebbe conquistato tutti i suoi committenti a suon di Daiquiri e risse da bar in compagnia dell'amico James Joyce.

Lo so, la vita dei grandi scrittori del passato è decisamente turbolenta. Tuttavia, la mia "chiamata alle penne" ha un unico scopo: ricordare che l'artigianalità delle parole è una grande scommessa umana, cioè basata sull'empatia e sull'attitudine lavorativa del ghostwriter. A mettere in moto la collaborazione tra cliente e professionista è la genuina passione con il quale l'autore fantasma si mette in gioco, studia, si esercita, supera i limiti che si è auto-imposto e abbandona ogni debolezza narcisistica. Solo così costruirà le frasi, ordinerà i capitoli, ideerà i titoli e valuterà i tempi di realizzazione del lavoro – senza bisogno di trincerarsi nudo in casa! Di conseguenza, se sei alla ricerca di una penna brillante e versatile per il tuo prossimo libro, mettiti in contatto con…

Ops, ho un altro blocco dello scrittore!

Beh, non credo sia necessario concludere la frase questa volta. Hai capito, no?

Ti aspettiamo!

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Lunedì, 24 Gennaio 2022

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