Mercoledì, 16 Marzo 2016 13:09

Dove mettere questa benedetta "d" eufonica (e a cosa serve)

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Iniziamo col dire che è un espediente per evitare l'incontro di due suoni identici e consecutivi che riguarda tre preposizioni: ad, ed, od.

Ovviamente, la d non va messa a casaccio come fosse una spruzzata di limone sulle fragole, ma c'è una regola ben precisa (oltremodo, molto semplice) che ne imposta l'utilizzo.
L'uso della d eufonica dovrebbe essere limitato infatti ai casi di incontro della stessa vocale, quindi:
nel caso di ad aprire, ed essere, ad ammettere, ecc.
No nel caso di ad incontrare, ed avere, ed accettare, ecc.

Perché diciamo che dovrebbe essere limitato?
Fino a qualche anno fa l'assenza della d eufonica veniva considerata un errore ortografico da penna rossa, anche in riferimento a vocali differenti (quindi era sì anche per ed altri, ad insegnare, ad entrare, ecc.).
Inoltre, ci sono anche delle forme consolidate che poco stanno a sentire le care, vecchie regole grammaticali (come ad esempio).

Per fortuna, la lingua si modifica e con essa cambiano anche le regole: in questo caso, la regola si è ammorbidita anche grazie a Bruno Migliorini, uno dei più importanti storici della lingua italiana, che ha suggerito di inserire la d eufonica solo tra vocali dello stesso tipo.

E adesso andate a cancellare un po' di d dalle pagine dell'ultimo romanzo che avete scritto.

Cosa dice l'Accademia della Crusca in proposito?

Utilizzare la d eufonica solo nel caso di incontri tra la stessa vocale è una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et ad.

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